Cosa v’era, dunque, di meglio della Sicilia? Nulla! solo
che la Sicilia non apparteneva a loro ma al Borbone. Aggiungasi che verso questa
casa regnante la massoneria inglese aveva un vecchio conto in sospeso di tipo,
per così dire “sentimentale”, riguardante una repressione portata con decisione
avanti, proprio da un re Borbone, fra il ’25 e il ’30, contro i fratelli siciliani. Pertanto
i motivi c’erano tutti, occorreva solo trovare il sistema per mettere, come si
suol dire,”un piede in Sicilia”. Per l’attuazione di tale non facile disegno occorreva, dunque, quale esigenza prioritaria, assicurare il predominio, in quell’area, ad uno stato laico e amico che fosse soprattutto libero da sudditanze con la Chiesa Cattolica. In forza di questa logica, tolta la cattolica Austria, l’altrettanto cattolico Granducato di Toscana
e il Regno delle Due Sicilie e tolto, ovviamente, lo Stato Pontificio, per esclusione
la scelta non poteva che cadere sul Regno del Piemonte che, tra l’altro, e ciò
era fondamentale, risultava aderente alla massoneria. Una volta individuata nei
Savoia la casa regnante alla quale concedere l’appoggio per la realizzazione del
progetto, non restava che consigliare al re di ammantare il progetto medesimo
di spinte idealistiche, tutte riconducibili all’inderogabile esigenza di effettuare
l’unità nazionale. Di qui il comodo e quanto mai opportuno “grido di dolore”,
generosamente raccolto e con fremente passione denunciato da re Vittorio. In
pratica il grido serviva a giustificare… l’ingiustificabile apertura delle ostilità
avverso gli altri pacifici Stati italiani onde determinare, con la progressiva annessione
degli stessi al Regno del Piemonte, la realizzazione del famoso progetto,
tanto caro agli inglesi e ancor più caro ai Savoia, i cui fini erano del tutto meramente
economici e per i soli gonzi… idealistici.
Un primo e fondamentale strumento di lotta venne subito individuato in
un’abile propaganda negativa che, affiancata ad azioni di disturbo effettuate a
cura di agitatori di professione e da una serie di inviati “molto speciali”, doveva
rappresentare in Europa il presupposto stato deplorevole delle popolazioni italiane