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"Memento Domine - Ricordati o Signore"

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"Quell'"amara' unità d'Italia

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   Dopo le strampalate ultime fiction ( vedi Anita Garibaldi) ritenevamo che, alla luce dell’imperante ostruzionismo operato nel 2011 circa gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’Unità d’Italia ( visti sempre dalla parte del Nord o se preferite dei vincitori), noi “sudisti” ( la definizione è di quel “tenerone” di Cazzullo) fossimo al riparo da ulteriori vergognose fiction. Purtroppo la televisione di Stato, incurante del canone che pagano anche i cittadini del Sud, ha ritenuto di non doversi far mancare l’occasione di offendere duramente appunto il Sud. E sin qui, visti i tempi e le offese quotidiane che ci pervengono, la cosa poteva anche essere prevedibile. Ma ridicolizzare un personaggio che, in bene e sia pure qualche volta anche in male, ha fatto la storia della resistenza meridionale (un’ autentica guerra civile) , rappresenta qualcosa di davvero intollerabile. Pertanto, quella su Carmine Crocco, trasmessa Domenica 12 e Lunedì 13 Febbraio, è una fiction che, oltre ad essere diseducativa ( in quanto di storicamente vero c’è ben poco), riduce a personaggio da giornaletto rosa o se preferite da scadentissimo “ feuilleton”, quella che invece fu la storia di un uomo che, nel tenere testa ai piemontesi (che ricordiamo avevano invaso proditoriamente le terre del Sud), ebbe a possedere delle indubbie capacità di stratega militare e, a modo suo, una ben determinata grandezza.

Prima di proseguire con l’analisi degli obbrobri della fiction desidero precisare che faccio parte di quelle persone che ritengono inviolabile il concetto di Unità italiana ( pur se per quanto mi riguarda inizio a non esserne più tanto sicura) e ugualmente ritengono che, per dovere di onestà mentale verso la Storia, non si possa attentamente valutare quanto avvenuto nella penisola italica, senza affrontare correttamente anche il fenomeno Liberale. Infatti appare indubbio che, volendo essere scevri da pregiudizi e oleografie varie, visioni quanto mai dannose della Storia, per compiutamente comprendere la “ conquista del Sud”, e prima di stigmatizzare o enfatizzare Garibaldi e Mazzini, si debba volgere una precisa attenzione a quelli che furono i prodromi (prima combattuti e poi abilmente sfruttati dai Savoia) di un movimento, anche filosofico che, sin dagli inizi del settecento, reclamava una società all’insegna di un modo diverso di concepire l’uomo, cioé la “ragione” e il “libero pensiero”, ossia la “società dei lumi”. Movimento che toccò il suo apice dirompente con la Rivoluzione francese.

Infine, quella che l’illuminismo auspicava era una società che, affrancata dalle monarchie assolute o paternaliste ( come nel caso dei Borbone), fosse in grado di ottenere un modello antico di repubblica o almeno una monarchia di tipo costituzionale. Questa dunque fu la miccia che nel 1848 fece esplodere l’Europa intera e che non fu compresa a pieno da alcuni monarchi, fra i quali il pur meritevole Ferdinando II di Borbone e suo figlio Francesco II. Quest’ultimo infatti ereditò un regno già minato che si disintegrò, non già per opera di pochi liberali, bensì a causa di un pensiero ormai vincente e soprattutto a causa di rilevanti e ben organizzate forze straniere che intendevano, sfruttando i pochi idealisti, fare i propri e tutt’altro che leciti interessi. Alla fine volevano sostituire un potere con un altro…il loro!

Questa la motivazione che condannò il Sud e che, per la spregiudicatezza dei vertici militari piemontesi, si tramutò poi in un autentico bagno di sangue per le popolazioni del Sud che, da allora, ebbero a perdere sovranità del territorio, dignità, e che prive anche di una verità storica continuano ad essere sfruttate ed offese ancora oggi.

Senza questa analisi è impossibile anche capire le azioni spesso contraddittorie e anche controverse di Crocco: soldato borbonico per bisogno di sussistenza; disertore per motivi, racconta lui, d’onore ( aveva ucciso un sergente) nonché di nuovo omicida, sempre a sua detta, per vendicare l’onore della sorella. Tutte storie mai comprovate poiché di questi omicidi non v’è traccia nella condanna a 19 anni di lavori forzati, per reati legati alla sua attività di brigantaggio, che ebbe ad infliggergli, nel 1854, la gran Corte Criminale della Basilicata. E ancora lo vediamo garibaldino ( aveva riacquistato la libertà fuggendo dalle carceri di Brindisi), scelta non certo patriottica ma figlia della grazia promessa, da Garibaldi, a quanti, non in pace con la giustizia, lo avessero seguito e per lui combattuto. Infine, dopo il fallimento di queste promesse di amnistia, per delusione capo brigante, anzi generale borbonico detto….”’o generalissimo”. Pertanto un passato non proprio tranquillo e adamantino… ma anche il passato di Garibaldi lasciava a desiderare. Ebbene qualunque siano stati i suoi trascorsi, la grandezza di Crocco si appalesa allorché seppe coalizzare la rivolta del Sud, la rivolta di tanta povera gente che nessuno meglio di lui poteva comprendere, essendo quella la sua gente ed avendo, da sempre, anche lui bisogno di giustizia sociale e riscatto.

E se il Sud voleva riprendere la sovranità nella sua terra, invasa, violata e depredata nessuno più di Crocco possedeva le capacità strategiche necessarie per vincere quella che ormai era divenuta una guerra civile.

Di tutto questo, delle battaglie del Generalissimo, nella fiction pochissimi accenni, solo scaramuccie, a dispetto della storia, quella vera, che attraverso documenti inoppugnabili ci consegna uno scenario di guerra ben diverso: Crocco, a capo di nemmeno duemila uomini, insieme al fido Ninco–Nanco, insuperabile genio della cavalleria, sconfiggere ripetutamente l’esercito piemontese, nonché mettere in fuga l’arcifamoso “ Savoia Cavalleria”. Forse che gli autori televisivi, rappresentando queste battaglie, temevano, anche dopo 150 anni, di offendere il Nord? E dire che per queste sconfitte, con tremende perdite umane, Vittorio Emanuele stava quasi decidendo di abbandonare la “ bella impresa”.

Poi, la sorte maligna o chissà quale valutazione, consigliarono a Crocco, nella fredda mattina del21 Novembre 1861 , giunto alle porte di Potenza , ad un passo dalla vittoria finale, di suonare la ritirata e non dare l’affondo sulla città. Fu l’inizio della fine! E questo permane ancora l’irrisolto mistero di quella che fu definita “’a rivolta de’ pezz’ ‘n culo”!

Resta però indubbio che Crocco seppe ben rappresentare la suprema ribellione di un popolo che, frastornato, chiedeva di morire almeno padrone della sua terra. Dunque, un uomo ben lontano dai connotati grotteschi consegnatici dalla fiction, con risibile quanto falsa storia d’amore annessa, un uomo che divenuto capo di una rivolta disperata e sanguinaria, in un Sud barbaramente martoriato, seppe ad un certo momento, rappresentare l’unica vera speranza di riscatto del popolo, l’unica possibilità concreta di capovolgere la storia. Pertanto una televisione che ignora la grandiosità dell’ avventura terrena di Crocco, è qualcosa che intende offendere il popolo meridionale poiché lo priva, delegittimandolo e denigrandolo, di quella che fu la sua immane sofferenza e la sua tragica epopea.

Lasciamo dunque dignità al Sud e a Carmine Crocco e rivediamone la storia finalmente alla luce di un’attenta analisi che, nel rendere verità e giustizia, racconti al mondo come, per misteriosi disegni del destino e per un coacervo di interessi e situazioni, egli e il popolo meridionale, siano stati condannati a perdere. Ma questo non ci sembra un buon motivo per umiliare e negare la storia dei vinti!

A riprova di una continua volontà di mortificazione del Sud, al termine della fiction, gli autori attraverso i titoli di coda, con assoluta spregiudicatezza, hanno la bontà di informarci che i fatti rappresentati non corrispondono alla realtà. Come voleasi dimostrare, noi del Sud, siamo talmente ritenuti a livello di “de minimis” da non possedere neppure il diritto alla verità.

D.L.

P.S. A quando una fiction con Garibaldi che s’innamora della figlia di Vittorio Emanuele e magari un Mazzini che cena e balla alla corte dei Savoia.

 

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